AliMenti – Cosa «meritiamo» a merenda? Qualche spunto su gli spuntini per genitori e figli

Per adulti e bambini la merenda è il pasto breve e leggero che si svolge tra il pranzo e la cena. Anche a metà mattina, in particolare in età scolare, si ricorre allo spuntino che consente un’integrazione calorica nel periodo di tempo che intercorre tra la colazione e il pranzo (almeno 2 ore dopo la colazione e almeno 2 ore prima del pranzo).

Per i genitori è quel momento «nuovo» nel quale si affronta con i propri figli «il mangiare fuori casa», la loro autonomia e indipendenza in ambito alimentare.

Come abbiamo visto per la colazione il comportamento alimentare è per ognuno di noi influenzato da diversi fattori.

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Quando mangiamo fuori casa siamo soggetti all’influenza della pubblicità (marchi e nomi conosciuti), della relazione con gli altri  (come i compagni di scuola o i colleghi e amici) ed ecco che la responsabilità del genitore nella gestione di questi momenti dell’alimentazione dei figli diventa più complessa da gestire.

Quali ostacoli emergono per il genitore nella gestione della merenda dei figli?

“Giovanni porta il figlioletto Federico di 4 anni in piscina. Appena giunti, un po’ in anticipo, nell’attesa per entrare il piccolo inizia ad innervosirsi facendo i capricci: Federico vuole a tutti i costi le patatine esposte nel bar della piscina e non vuole sentire ragioni. Le urla sono sempre più forti e Giovanni che vorrebbe mantenere il punto su quanto concordato con la mamma (mangiare la merenda dopo l’attività sportiva) si trova in difficoltà. Tutti lo guardano, un po’ inteneriti!
Giovanni stremato accontenta Federico.”

Gli scopi (e convinzioni) personali

Non è facile l’incontro tra gli scopi di Giovanni e quelli di Federico.

Federico ha messo in atto un comportamento preciso forse per il gusto e il piacere (appreso dall’esperienza con i cibi saporiti) o magari per semplice imitazione (tutti mangiano le patatine!) ma largamente influenzato dalla pubblicità e dai mezzi di comunicazione che rendono un certo cibo (agli occhi dei giovanissimi) più desiderabile rispetto ad altri (APA, 2008).

In questa fase di crescita è inoltre frequente lo sviluppo di «neofobia alimentare» ossia il rifiuto (protettivo da sempre ai fini della sopravvivenza del piccolo in una nuova fase di autonomia e a maggiore rischio di ingerire cibi inadatti o velenosi) di cibi sconosciuti o di sapore amaro.

Giovanni vorrebbe essere un «bravo» genitore, controllare il figlio e la sua alimentazione ma al contempo prova imbarazzo di fronte agli altri che lo osservano, si sente in colpa verso il figlio e decide per un comportamento nel quale «lascia passare».

Queste «convinzioni» incidono sul comportamento del genitore ponendolo in una modalità pre-impostata (la salute, il mangiare bene, l’adeguarsi ad un modello di genitore «competente», la paura di far soffrire) che non tiene conto dei contesti, dell’ambiente, delle situazioni che possono incidere sul comportamento alimentare dei figli, una credenza irrazionale che Ellis A. (1994) chiama «pretesa di benessere» ossia l’aspettativa irrealistica e assoluta su un evento desiderato o su come dovrebbero essere le persone.

Per comprendere meglio in un’altra situazione:

“Flavio, 3° elementare, sta per consumare la sua merenda. Tutti i compagni all’unisono hanno preso la pizzetta del negozio di fronte alla scuola. Daniele ha il panino con la marmellata fatta in casa preparato dalla mamma (che a lui piace tanto!) anche se al gruppo dei compagni fa molto sorridere.

Cosa fare allora come genitore per la gestione dell’alimentazione dei figli fuori casa?

Non sembra che a Flavio dispiaccia il tipo di merenda e le attenzioni sulla nutrizione da parte dei genitori, ma a volte può esser difficoltoso sostenere il confronto con gli altri significativi, con coloro i quali si sta vivendo un percorso di crescita e che risultano modelli di riferimento potenti.

Al contempo il genitore non ha (anche se lo crede) il controllo «totale» su i vari ambienti nel quale il bambino mangia essendo diversificati (scuola, famiglia allargata, amici, gruppo sportivo, parrocchia, corso di musica…) ma può essere un buon modello attraverso il comportamento alimentare familiare e offrire un fattore di protezione significativo per il depotenziamento dei fattori di rischio nello sviluppo di comportamenti alimentari disfunzionali in età evolutiva.

Non è nuova, inoltre, la ricerca scientifica ampia sulla relazione tra il junk food (cibo spazzatura) e l’obesità, il suo esser rivolto prevalentemente ai giovanissimi nell’ambito pubblicitario e di marketing (i compratori del domani!), il suo meccanismo di «rinforzo» come una sostanza stupefacente che crea dipendenza e dis-controllo comportamentale (alimentazione compulsiva) non solo nei giovanissimi ma anche negli adulti (www.ncbi.nlm.gov/pubmed/?term=junk+food+children).

Per riassumere quindi può essere utile:

  • • riconoscere il timore come genitori rispetto alla fase di «autonomia alimentare»  dei propri figli e gestirlo limitando gli allarmismi dove possibile
  • • valutare il livello di responsabilità che si detiene nelle varie situazioni dove i figli si trovano a mangiare (la casa della nonna, la merenda con gli amici…) e riconoscere al contempo il proprio ruolo di modello
  • • condividere il momento della spesa al supermercato educando all’osservazione di ciò che si acquista e orientando nelle varie possibilità di scelta
  • • osservare le proprie idee e convinzioni sul tema dell’alimentazione salutare e il proprio comportamento, riconoscendosi la possibilità di non essere «sempre perfetti»
  • • incoraggiare l’autonomia alimentare fuori casa e al contempo proporre dolcemente ma con fermezza i cibi ritenuti adeguati in casa per favorire l’esplorazione alimentare e dei gusti a volte rifiutati o sconosciuti
  • • educare alla diversità e alla possibilità di una merenda che risponda prima di tutto al proprio gusto e non solo a quello della «maggioranza»

Dott. Filippo M. Jacoponi – psicologo clinico esperto in psicologia alimentare

approccio cognitivo-comportamentale, Roma. www.azionipensate.com

Ricetta muffin Ingredienti x 5 persone 125 gr farina 90 gr uova 60 gr zucchero 52 gr yogurt 21 gr carote 15 gr noci 15 gr olio evo 1/2 bustina lievito

Soddisfare le richieste dei nostri figli nel momento della merenda o della pausa a scuola, senza andare incontro a cibi spazzatura, non è di certo un compito facile per un genitore. Trovare un alimento che allo stesso tempo possa racchiudere in sé il piacere del gusto, la tendenza del momento ed il benessere nutrizionale, richiede un po’ di impegno ma non è di certo impossibile.

Con questa ricetta vi svelerò qualche segreto che mi ha permesso di soddisfare le richieste di mio figlio senza dover ricorrere a cibi ricchi di grassi, zuccheri e poveri di fibra.

In primis ho deciso di utilizzare ingredienti a lui facilmente riconoscibili e che gli piacciono, ad esempio le carote che ho utilizzato sia per l’impasto che per decorare il muffin dopo la cottura. Ho poi arricchito il tutto con le noci tritate finemente quasi a farina che  hanno dato un valore aggiunto dal punto di vista nutrizionale inserendo una carica di omega 3, senza pero manifestarlo visivamente e rischiare di condizionare il suo palato. Infine ho cotto il muffin usando gli stampini di carta di uno dei suoi supereroi preferiti; quest’ultimo aspetto a fatto in modo che la sua merenda diventasse anche attrattiva nella relazione e nel gioco con i suoi compagni tanto da invogliarli a chiedere alle loro mamme di preparare il muffin anche per loro.

Procedimento:

Sbattere lo zucchero con le uova, montare finché il composto non sarà raddoppiato di volume. aggiungere delicatamente l’olio la farina le noci tritate le carote a filetti sottili ed in fine il lievito. Mettere negli stampini ed infornare a 180 gradi per 15 minuti. Sfornare lasciare freddare a temperatura ambiente.

Chef Massimo Salvadei, diplomato in Culinary Nutrition e cucina antiaging