AliMenti – Figli “senza glutine”: come gestire le nuove esigenze alimentari? 7 risposte utili per i genitori

“Questo non lo posso mangiare!”

I genitori con figli/e che manifestano sintomi derivanti da celiachia, intolleranze o malattie metaboliche, si trovano di fronte alla gestione di nuove e diverse necessità per il regime alimentare domestico e della vita quotidiana in generale.

La celiachia, ad esempio, è una malattia autoimmune che si sviluppa in soggetti predisposti geneticamente, è la più comune in Europa e si stima che in Italia vi sia un “nuovo caso” ogni 100-150 persone (www.celiachia.it). La sottostima delle diagnosi però è ancora elevata e possono determinarsi complicanze dei sintomi se non viene seguito un corretto stile alimentare.

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Come genitori è possibile sperimentare vissuti di difficoltà derivanti da:

  • Momento della diagnosi: (il genitore sia celiaco che non) può sperimentare sentimenti di colpa nella propria funzione genitoriale, uno stato di shock per il cambiamento necessario da affrontare all’interno del nucleo familiare (e del suo cliclo vitale), difficoltà nella condivisione (nella coppia) di una strategia educativa alimentare.
  • Gestione della relazione con i figli: può aumentare la tendenza all’iper-protezione o iper-responsabilizzazione, può esser difficile mettere insieme il proprio ruolo di contenimento e guida con la fase di svincolo richiesto dall’adolescente.
  • Proposta della dieta senza glutine in casa e fuori casa: molto spesso desideriamo non far soffrire l’altro e questo può comportare una difficoltà nella prescrizione delle regole, nel dire dei “no” (utili al comportamento di tutela della salute).
  • Gestione della diversità: emerge fortemente la dimensione del confronto con gli altri, le abitudini, gli spazi di gioco e condivisione dei figli con i compagni, la merenda, le feste, le gite.

Se in età infantile l’aderenza alla dieta è di più facile gestione, nel passaggio all’età adolescenziale/adulta il rischio di abbandono del regime alimentare proposto è più frequente (anche in risposta al naturale percorso di autonomia in atto per la gestione responsabile delle proprie necessità).

Quali sono le risposte dei genitori più funzionali?

  1. Il contenitore familiare è il primo punto che può essere osservato. Un ambiente che “non si sente in colpa” gestirà più agevolmente le relazioni in famiglia sul tema delle prescrizioni alimentari e favorirà un luogo dove i figli potranno portare le proprie difficoltà.
  2. Chiedere sostegno dove si rilevano difficoltà (es. consulenza psicologica alimentare , gruppi di discussione, associazioni e organizzazioni). Non sempre siamo pronti alla gestione di ogni tipo di evento e non siamo “meno competenti” se chiediamo aiuto. Riconoscere il proprio limite è un punto fondamentale per la crescita delle proprie abilità. Può essere utile restituire uno spazio alla costruzione della relazione tra adolescente e medico per adulti al fine della definizione di un contratto di cura condiviso, es. nuove analisi di controllo (dopo quello con il pediatra).
  3. Fornire un modello. I bambini osservano il genitore per apprendere competenze e abilità che possano aiutarli a fronteggiare gli eventi del quotidiano, siano essi scaturiti da situazioni di emergenza che da quelle più stabili come gli stati di malattia cronica.
  4. Non spaventarsi delle emozioni. Come genitore, percepire cosa stanno provando i nostri figli può risultare difficile da gestire. Può conseguire, talvolta, l’evitamento dell’emozione stessa (“i miei figli non devono soffrire”) e alimentare invece la rabbia ad esempio verso la scuola che non offre le “giuste” attenzioni alle esigenze dei figli. Prima di tutto possiamo riappropriarci del nostro “ruolo” e fornire un’ “accoglienza contenitiva” delle emozioni sperimentate, semplicemente offrendo un luogo dove esse possano essere espresse, senza timore.
  5. Parlare della persona… e non del disturbo. È estremamente importante non creare una identificazione con la malattia. Noi “non siamo la malattia”, ma bambini, persone, madri…
  6. Parlare dei bisogni che emergono. Non evitare di parlare della situazione (in particolare in adolescenza può scaturire in problemi di accettazione di sé e nella costruzione della propria autostima). Ascoltare le domande poste dai figli e rispondere onestamente, senza drammatizzare o creando false aspettative ma come qualcosa di “affrontabile”.

Ed infine:

  1. Continuare la proria vita. Quali sono le attività che ci piacciono? Non smettiamo di farle. Aggiungiamo nuove esperienze come il cucinare “insieme”, creare un’opportunità di crescita da una situazione ritenuta difficile (creare ricette, sperimentare, giocare).

 

(Dott. Filippo M. Jacoponi – Psicologo, Psicoterapeuta. Esperto in comportamento alimentare)

www.azionipensate.com

 

Quando penso alla pasta fatta in casa, non posso fare a meno di pensare a mia madre.

Il rumore del mattarello sulla tavola di legno (spianatoia),era per me una sorta di sveglia.
Avevo 5 anni,  la domenica mattina mi piaceva passarla al fianco di mia madre mentre preparava la pasta all’ uovo per il pranzo.
A seconda del periodo e se in un occasione di festa particolare, le paste si diversificavano per forma e condimento: Lasagne, fettuccine ai funghi porcini, tagliolini al tartufo, gnocchi al pomodoro ecc….
Questo oltre ad essere stato il banco di prova e la scuola di formazione primaria nel mondo della cucina è stato il punto d’incontro con il quale costruire un dialogo intimo con mia madre.
Nel mio percorso di crescita infantile e in età adolescenziale, ma se vogliamo dirla tutta, anche adesso che di famiglia me ne sono fatta una mia.
Ed anche io come mia madre attraverso il cibo la preparazione la lavorazione e la fruizione di esso provo ad instaurare comunicazioni con mio figlio.
Oggi voglio regalarvi questa semplicissima ricetta per celiaci o meglio per tutta la famiglia senza distinzione alcuna…
Non mi resta che augurarvi buon divertimento e buon appetito.

Ravioli ricotta e spinaci

Ingredienti 4 persone

300 gr spinaci
250 gr pelati
200 gr farina 00 deglutinata
100 gr albumi
100 gr ricotta mucca
50 gr farina mais
50 gr farina ceci
30 gr acqua
10 gr aglio
5 gr curcuma
5g olio evo
1 gr sale
1 gr pepe nero

Procedimento

Come prima cosa fate soffriggere leggermente l’aglio con l’olio fino a dorarlo, versate i pelati frullati e fate cuocere delicatamente per circa 40 minuti.
Nel frattempo impastate le farine con gli albumi l’acqua nella quale avremo sciolto la curcuma e il pepe nero.
Lasciate riposare l’impasto per circa 10 minuti.
Impastate la ricotta con gli spinaci preventivamente cotti a vapore.
Stendete la sfoglia di pasta molto fina  con l’aiuto del matterello, componete i vostri ravioli con 20 gr di prodotto ogni fagottino, sovrapponete la sfoglia sul ripieno e tagliate con apposita rotella.
Cuocere i ravioli in acqua bollente per circa 4 minuti servite con la salsa di pomodoro.

Valori nutrizionali per porzione

Proteine 20g

Grassi 6g

Carboidrati 80g

Fibra 6g

Energia 454kcal

Chef Massimo Salvadei, diplomato in Culinary Nutrition e cucina antiaging