Focus – Il Glifosato: conosciamolo meglio!

COSA E’ IL GLIFOSATO?
Il glifosato è il nome comune del composto chimico N- (fosfonometl)glicina. Il glifosato è una sostanza attiva ampiamente utilizzata nei pesticidi. I pesticidi a base di glifosato (cioè formulati che contengono glifosato e altre sostanze chimiche) sono utilizzati in agricoltura come erbicidi su erbe infestanti di tutti i tipi di coltivazioni. Vengono anche utilizzati prima della semina come trattamento essiccante pre-raccolta su cereali e semi oleosi per accelerare e uniformare il processo di maturazione (EFSA, 2015).

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COME VIENE VALUTATA LA SICUREZZA DEL GLIFOSATO?

Essendo una sostanza attiva utilizzata in molti prodotti fitosanitari, l’uso del glifosato è disciplinato da una severa legislazione europea (Commission Regulation No 1141/2010). L’EFSA (European Food Security Autorithy) ha il compito di valutare la sicurezza dei pesticidi, come il glifosato e di consegnare la sua valutazione alla Commissione Europea che ha poi il ruolo di decidere se includere o meno la sostanza nell’elenco delle sostanze attive autorizzate dall’UE.

IL GLIFOSATO: LA COMMISSIONE EUROPEA NE RINOVVA L’AUTORIZZAZIONE PER ALTRI 5 ANNI

La valutazione della sicurezza del glifosato è durata 5 anni. Iniziata nel Maggio 2012, l’EFSA ha consegnato le sue conclusioni nell’Ottobre 2015.

Tali conclusioni sono state al vaglio della Commissione Europea per più di due anni: il 27 Novembre 2017 tutti i paesi membri Ue riuniti in Comitato d’appello hanno votato a favore del rinnovo dell’autorizzazione dell’erbicida glifosato per cinque anni. A favore si sono espressi 18 paesi. Nove i contrari: oltre all’Italia, hanno votato contro Francia, Belgio, Grecia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia, mentre il Portogallo si è astenuto.

In Italia resta il divieto d’ uso del glifosato nelle aree frequentate dalla popolazione o da “gruppi vulnerabili” quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie, ma il divieto resta anche in agricoltura in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”, quindi anche sul grano.

IL PARERE DELL’EFSA : IL GLIFOSATO NON E’ CANCEROGENO

Il gruppo di esperti EFSA, composto da scienziati EFSA ed esperti designati dagli Stati membri dell’Unione Europea ha concluso che è improbabile che il glifosato sia genotossico (cioè che danneggi il DNA) o che aumenti il rischio di cancro nell’uomo. L’EFSA ritiene che il glifosato non sia da classificare come cancerogeno come da regolamento UE No 1272/2008 in materia di classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze chimiche.

In particolare, tutti gli Stati membri EFSA, con un’unica eccezione, hanno convenuto che né i dati epidemiologici sull’uomo né le prove fatte sugli animali abbiano dimostrato nessi causali significativi tra esposizione al glifosato e insorgenza di cancro nell’uomo.

La revisione dell’EFSA ha considerato una corposa massa di evidenze scientifiche, compreso il rapporto dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) che lo aveva invece considerato un “probabile cancerogeno” inserendolo nella lista 2A (evidenze concrete su animali da laboratorio ma limitate evidenze sull’uomo).

Di conseguenza, l’EFSA ha valutato un numero maggiore di evidenze scientifiche, compresi ulteriori e importanti studi che non erano stati considerati dall’IARC.

GLI STUDI SUGLI ANIMALI E SULL’UOMO: LA POSIZIONE DELL’EFSA

La potenziale cancerogenicità e azione tossica a lungo termine del glifosato è stata valutata in 5 studi su topi e 9 su ratti. Nei nove studi su ratti l’EFSA ha concluso che non c’è un aumento dell’incidenza significativa in nessuno dei gruppi di ratti trattati. Inoltre, 3 di questi studi non sono stati valutati dall’ IARC. Analogamente, negli studi su topi, i revisori dell’EFSA hanno classificato i dati come non significativi.

La valutazione dell’EFSA ha utilizzato un’interpretazione statistica differente dall’ IARC. Basandosi sull’ampia data base di dati forniti dagli studi, l’EFSA ha infatti ritenuto che gli effetti cancerogeni osservati fossero correlati a dosi così elevate da essere considerati inaffidabili, in quanto potevano essere correlati alla tossicità generale.

Per quanto riguarda gli studi sull’uomo, 30 studi epidemiologici sono stati valutati dall’ IARC, che comprendono meta-analisi, studi di coorte e caso – controllo. In dieci studi di coorte, che include lo studio Agricultural Health Study (AHS) (Alavanja et al.1996), il più grande studio prospettico di corte fatto fino ad oggi, il glifosato non causa cancro né aumenta l’incidenza di nessun tipo di cancro. 9 Studi caso-controllo non indicano un aumento del rischio di cancerogenicità da parte del glifosato. In 5 casi controllo e 1 prospettico di corte è stata osservata un’associazione significativa tra glifosato e non Hodgkin Linfoma (NHL) in un piccolo numero di casi che sono stati considerati insufficienti per tale conclusione.

Gli studi epidemiologici devono far fronte a numerosi problemi come l’identificazione di alcuni fattori confondenti: ad esempio in alcuni studi epidemiologici il glifosato è generalmente utilizzato con altri pesticidi e l’esposizione non è facilmente misurata poiché generalmente basata su interviste e questionari che possono portare ad errori così come è necessario tenere conto della tossicità di alcuni co-formulanti presenti nelle formulazioni a base di glifosato.

L’ESFSA ha quindi concluso che c’è un’evidenza molto limitata che associ l’esposizione al glifosato con l’insorgenza di NHL che non può cambiare la posizione già presa rispetto agli studi condotti sugli animali, ovvero che è improbabile che il glifosato costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo (EFSA, 2015).

DANNO AL DNA: CHI E’ IL VERO RESPONSABILE?

Alcuni studi indicano che determinati formulati a base di glifosato si sono dimostrati genotossici (danneggiano il DNA) in vitro e in vivo. È quindi probabile che gli effetti genotossici osservati in alcuni formulati a base di glifosato siano collegati agli altri componenti o “coformulanti”. Analogamente, alcuni pesticidi a base di glifosato mostrano una tossicità superiore a quella del principio attivo, presumibilmente a causa della presenza dei coformulanti. Ad esempio la POE-tallowamin (ammina di sego polietissalata) è uno dei coformulanti utilizzati nelle formule a base di glifosato. La POE-tallowamin si è dimostrata maggiormente tossica del glifosato per molti parametri tossicologici: tossicità acuta, a breve termine e tossicità riproduttiva e di sviluppo (in Italia la ammina di sego polietossilata è vietata da Maggio 2017). Nella propria valutazione l’EFSA propone che la tossicità di ciascun formulato e particolarmente il suo potenziale genotossico vengano ulteriormente studiati e trattati dalle autorità degli Stati membri mentre valutano nuovamente gli usi dei formulati a base di glifosato sui propri territori (EFSA, 2015).

Questa distinzione tra sostanza attiva e formulato a base di pesticidi spiega sostanzialmente le differenze nel modo in cui EFSA e IARC hanno considerato i dati disponibili. Il rapporto IARC ha tuttavia esaminato sia il glifosato – sostanza attiva – sia i formulati a base di glifosato, raggruppandoli tutti senza tener conto della loro composizione. La valutazione UE, invece, ha considerato solo il glifosato.

Questo perché l’Unione europea e l’IARC adottano approcci diversi alla classificazione delle sostanze chimiche. Il sistema UE valuta individualmente ogni sostanza chimica e ogni miscela commercializzata, mentre l’IARC valuta agenti generici, compresi i gruppi di sostanze chimiche correlate.

Per la valutazione UE gli studi condotti con il glifosato erano più pertinenti degli studi condotti con formulati contenenti altri componenti, soprattutto quando gli altri componenti non potevano essere chiaramente individuati.

IL GLIFOSATO: ALTERA IL SISTEMA ORMONALE? IL PARERE DELL’EFSA

Nel Settembre 2016 la Commissione Europea ha richiesto all’EFSA di rivalutare le informazione riguardanti il possibile effetto del glifosato sul sistema endocrino, dato che dalle conclusioni consegnate nel 2015 era rimasta una lacuna di dati riguardante tale questione.

Nell’Agosto 2017 l’EFSA ha concluso che il glifosato non altera il sistema ormonale tramite attività estrogenica, androginica, tiroidea o steroidogenica (EFSA, 2017).

GLIFOSATO E ALIMENTI: QUANTO NE RITROVIAMO SULLA TAVOLA?

Dopo aver vagliato l’ampia letteratura scientifica gli esperti EFSA e gli esperti degli Stati membri dell’Unione Europea, pur ritenendo il glifosato non cancerogeno o genotossico, hanno proposto delle soglie di sicurezza tossicologica per tale sostanza:

Dose accettabile di riferimento ADI (Acceptable Daily Intake) e una Dose acuta di riferimento ARfD (Acute Reference Dose) pari a 0.5 mg/Kg di peso corporeo al giorno che si basa su un NOAEL (livello senza effetto osservabile) di 50 mg/Kg di peso corporeo al giorno da studi fatti su conigli, a cui è stata applicato un fattore di incertezza UF (Uncertainly Factor) di 100.

Nel Aprile 2016 il Test-Salvagente presenta le prime analisi complete mai condotte in Italia su 100 campioni: dalla farina alla pasta, dai biscotti alle fette biscottate e corn flakes fino all’acqua di rubinetto.
I risultati ottenuti mostrano che per una stessa marca sono stati trovati lotti in cui è stato rintracciato l’erbicida accanto a lotti che non lo contenevano. I residui testimoniano una contaminazione diffusa ma sempre inferiori ai limiti di legge.

La GranoSalus, associazione italiana di produttori e consumatori ha fatto analizzare da un laboratorio accreditato estero 8 tipi di pasta italiana per il loro contenuto in glifosato. Dai risultati emerge che la pasta di tali aziende produttrici contiene i seguenti livelli di glifosato :

Barilla:     0,102 mg/Kg

Divella:   0,110 mg/Kg

De Cecco: 0.052 mg/Kg

Garofalo: 0.062 mg/Kg

Voiello:   0.050 mg/Kg

Molisana: 0,033 mg/Kg

Coop:       0.027 mg/Kg

GranOro:   0.018 mg/Kg

(https://granosalus.it/2017/02/26/lo-dicono-le-analisi-don-glifosate-e-cadmio-presenti-negli-spaghetti/)

Tuttavia, se facciamo riferimento ad un uomo medio di 70 Kg, la dose massima giornaliera (ADI) è pari a 35 mg/die.

Considerando la pasta Divella, che ha il maggior contenuto di glifosato, per raggiungere l’ADI un uomo di 70 Kg dovrebbe mangiare 318 Kg di pasta al giorno. 

Nelle piante non tolleranti (non OGM) l’assorbimento di glifosato è molto basso, <1% della radioattività applicata alla matrice vegetale.

Nelle piante OGM il metabolismo del glifosato varia a seconda delle modifiche genetiche apportate. Possiamo però stare tranquilli perchè la coltivazione di piante geneticamente modificate tolleranti al glifosato non è autorizzata in Europa. Altro aspetto rassicurante arriva dai dati dell’utilizzo del glifosato su piante convenzionali (no OGM). L’EFSA non ha identificato un rischio per il consumatore: l’assunzione cronica massima registrata è stata del 3% dell’ADI e l’assunzione acuta più alta del 9% del ARfD per l’orzo. Nell’acqua potabile non è stato registrato il superamento del limite fissato a 0.1 mcg/L (EFSA, 2015). Diversi tuttavia sono i risultati riportati dal Test-Salvagente su 26 campioni di acqua provenienti da diverse città italiane: in due casi l’Ampa, un derivato del glifosato che con l’erbicida condivide la tossicità, è risultato superiore ai limiti di legge. Nessuna Regione italiana analizza la presenza di glifosato e del suo metabolita Ampa nelle acque potabili, nonostante le raccomandazioni comunitarie.

IL GLIFOSATO E LA POSIZIONE DELL’ISTITUTO RAMAZZINI DI BOLOGNA: TRA 5 ANNI SARA’ FATTA CHIAREZZA?

Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area di ricerca dell’Istituto Ramazzini di Bologna ha avviato nel Maggio del 2016 uno studio-pilota in vivo su modello animale (ratti) per valutare gli effetti del glifosato. Secondo i primi risultati emersi dallo studio Ramazzini il glifosato è in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo che riguardano soprattutto marker correlati allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e all’alterazione della flora batterica intestinale.

Ai ratti è stato somministrato per un periodo di 90 giorni una quantità di glifosato pari a 1,75 mg/kg di peso corporeo, che è la dose massima giornaliera ammessa negli Usa. Tale quantità è stata somministrata per un periodo espositivo di 90 giorni, che corrispondono nel modello uomo equivalente al periodo della vita embrionale ai 18 anni di età.

Secondo i primi risultati dello studio pilota il glifosato interferisce con il sistema ormonale con effetto androgeno-simile. La Dott.ssa Belpoggi però dichiara che dallo studio non è definibile un rischio ma si può evidenziare un pericolo.

La differenza è che il pericolo non è quantificato, il rischio è invece un parametro che viene quantificato con modelli matematici.

Lo studio pilota non ha ancora chiarito le incertezze relative alla cancerogenicità del glifosato.

Per avere maggiore chiarezza, dovremo aspettare ancora 5 anni, tempo necessario per conoscere i risultati dello studio a lungo termine. Il 2021 sarà quindi la data da segnare in calendario per 2 motivi: scadrà il rinnovo dell’autorizzazione europea del glifosato e probabilmente saranno noti i risultati degli studi dell’Istituto Ramazzini.

(https://ilsalvagente.it/2017/11/07/cosi-abbiamo-provato-che-il-glifosato-altera-il-sistema-ormonale/). 

Dott.ssa Ilaria Roncaioli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Alavanja MC, Sandler DP, McMaster SB, et al. The Agricultural Health Study. Environmental Health Perspectives. 1996;104(4):362-369.

 

European Food Safety Authority (EFSA). Conclusion on the peer review of the pesticide risk assessment of the active

substance glyphosate. EFSA Journal 2015;13(11):4302 

 

European Food Safety Authority (EFSA). Peer review of the pesticide risk assessment of the potential endocrine disrupting properties of glyphosate. EFSA Journal 2017;15(9):4979

 

 

SITI WEB

https://www.efsa.europa.eu/it/press/news/151112 , consultato il 27 Novembre 2011

 

https://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/corporate_publications/files/efsaexplainsglyphosate151112it.pdf, consultato il 27 Novembre 2017

 

European Food Safety Authority (EFSA). EFSA explains the carcinogenicity assessment of glyphosate. 2015

Disponibile su: https://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/4302_glyphosate_complementary.pdf, consultato il 27 Novembre 2017

 

https://granosalus.it/2017/02/26/lo-dicono-le-analisi-don-glifosate-e-cadmio-presenti-negli-spaghetti/, consultato il 27 Novembre 2017

 

https://ilsalvagente.it/2017/11/07/cosi-abbiamo-provato-che-il-glifosato-altera-il-sistema-ormonale/, consultato il 28 novembre 2017

 

https://ilsalvagente.it/2016/04/24/glifosato-il-veleno-nascoso-le-analisi-del-test-salvagente-sugli-alimenti-dalla-farina-allacqua/ consultato il 28 Novembre